Proteggiamo gli Ambienti di Lavoro

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Amministrazioni e aziende che hanno attuato una policy "NO-SMOKNG"

Ministero degli Esteri (RM)
Comune di Roma
ENEA (Anguillara, RM)
Banca Credito Cooperativo 
Johnson & Johnson (RM, MI)
Pfizer Italia (RM)
White Lederle (Pomezia, RM)
Segix (Pomezia, RM)
Luxottica (Chivasso)
Barilla (Parma)
Siemens (Roma)
FIAT Auto (Cassino)
IVECO (BR, TO, Picenza)
Sanophi Aventis (Milano)
Thales Alenia Spazio (Torino)
COMAU (Torino)
UTAS Microtecnica (Torino)
Bridgestone (Roma)
EATON (Torino)

WORKPLACE HEALTH PROMOTION (WHP)
E' una forma di promozione della salute nel luogo dove la popolazione attiva trascorre la maggior parte del tempo. Prevede una programmazione di interventi ripetuti. Tiene conto degli effetti sulla salute degli stili di vita e dei rischi professionali sinergici. Valuta l’efficacia degli interventi mediante follow up.
Un programma WHP non è un obbligo per i datori di lavoro, ma l’art. 25 del D.L. 81/08 ne riconosce la validità e pone tra gli obblighi del medico competente quello di "collaborare all’attuazione e alla valorizzazione di programmi volontari di promozione della salute”.
Le aziende che introducono programmi WHP possono ottenere agevolazioni economiche ed assicurative da parte dell’INAIL.

DOCUMENTI

Per il Medico Competente

Manuale
Aziende senza Fumo
 

Aggiornamenti e Testi

Il Fumo in Azienda

Letteratura Scientifica Internazionale

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Obiettivi

  1. Rendere gli ambienti di lavoro salubri e liberi dal Fumo. 

  2. Proteggere i lavoratori dall’esposizione al fumo di tabacco ambientale. 

  3. Provvedere un’assistenza efficace, scientificamente validata, e con operatori qualificati, per i fumatori che intendono smettere.

Area Ricerca SEDES

I cancerogeni ambientali

Il datore di lavoro ha l’obbligo di “attivarsi per verificare che in concreto la salute dei lavoratori sia adeguatamente tutelata. La Corte Costituzionale ha precisato che “la tutela preventiva dei non fumatori nei luoghi di lavoro può ritenersi soddisfatta quando, mediante una serie di misure adottate secondo le diverse circostanze, il rischio derivante dal fumo passivo, se non eliminato, sia ridotto ad una soglia talmente bassa da far ragionevolmente escludere che la loro salute sia messa a repentaglio.

 

Segreteria:
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Vuoi che i dipendenti smettano di fumare?*

Il fumo è la causa principale di malattie prevenibili e di morte prematura. E' anche una dipendenza costosa, non solo per il fumatore, ma anche per i datori di lavoro. I dipendenti non fumatori devono coprire la perdita di profitto causata dai fumatori che interrompono l'attività lavorativa le pause-fumo o assenti per malattia. Un tributo enorme richiesto a coloro che non sono fumatori, in alcuni Paesi addirittura esposti alla contaminazione del fumo altrui. Nel solo Regno Unito il fumo passivo sul posto di lavoro è stato stimato causare la morte di due persone per ogni giorno lavorativo dell'anno, una statistica spaventosa e del tutto evitabile.

I fumatori costano molto ai datori di lavoro in termini di perdita di produttività. Dati dei Centri Usa per il controllo delle malattie e la prevenzione dimostrano che dal 1997 al 2001 la perdita di produttività per decessi da fumo è in media di 92 miliardi di dollari all'anno e quella per i costi sanitari da fumo sarebbe di 75 miliardi di dollari. Con il 25 % di fumatori nel Regno Unito (21 % negli USA), un'impresa con 250 dipendenti potrebbe averne circa 63 che fumano. Anche un dipendente fumatore è costoso: tra giorni persi per malattia e in perdita di produttività, costa al datore di lavoro 33 ore lavorative in meno per anno. Con 63 dipendenti fumatori questo numero aumenta a 2.079 ore per anno. Se lo stesso numero di dipendenti dovesse smettere di fumare, i risparmi annuali realizzati sarebbero rispettivamente di 414 sterline (827 dollari) e di 13.253 sterline (26.482 dollari).

Allora, quali interventi specifici possono aiutare i fumatori a smettere? E' dimostrato che anche interventi brevi, della durata di 5 - 10 minuti, sono efficaci e possono essere applicati con successo non solo dai medici, ma da diversi operatori sanitari opportunamente formati. Queste interventi brevi possono includere terapie farmacologiche con sostituti della nicotina, vareniclina o bupropione. Periodi di counselling più lunghi o più frequenti aumentano le percentuali di cessazione. La terapia individuale o di gruppo, la consulenza telefonica e materiali di auto-aiuto sono altrettanto efficaci. Quale sia l'intervento più efficace in assoluto non si può dire con certezza perché molto dipende dalla bravura dell'operatore. I medici spesso non riescono a utilizzare uno qualsiasi di questi interventi. La loro 
riluttanza deriva da un diversi fattori, soprattutto per tempo e per denaro. Una sessione di 5-10 minuti di counselling potrebbe sembrare breve, ma può far superare il tempo a disposizione per una intera giornata di visite. Il rimborso per la terapia del tabagismo potrebbe d'altro canto non essere previsto. Negli Stati Uniti i medici potrebbero non essere a conoscenza del fatto che i cosiddetti codici G, utilizzati per la fatturazione in regime di assicurazione Medicare per gli anziani, possono riguardare anche gli interventi per la cura del tabagismo. Inoltre, la riluttanza a coinvolgere i pazienti fumatori nei trattamenti per smettere di fumare potrebbe derivare da un pessimismo infondato sulla possibilità di successo. La ricaduta è abbastanza facile, ma l'intervento ripetuto può migliorare i tassi di successo. I medici potrebbero anche sentirsi isolati e indebitamente gravati da ciò che è in realtà una responsabilità sociale condivisa. La condivisione di questa responsabilità ha avuto successo. 

Le restrizioni sul fumo sul posto di lavoro hanno portato a fumare meno e il divieto assoluto ha portato alla riduzione della prevalenza di fumatori tra i dipendenti. Nei luoghi di lavoro smoke-free, i dipendenti che fumano hanno più probabilità di smettere rispetto a quelli nei luoghi di lavoro che permettono liberamente di fumare. Ma i datori di lavoro possono, e dovrebbero, spianare la strada per aiutare i fumatori a smettere. Secondo le raccomandazioni dell'OMS, i datori di lavoro dovrebbero fare attuare interventi di provata efficacia sul posto di lavoro, e fare in modo che i dipendenti sappiano dove possono recarsi per ricevere un aiuto appropriato, possibilmente nella stessa azienda, dove ai dipendenti dovrebbe essere consentito di avvalersi dei servizi senza penalizzare le ore lavorative.
Gli interventi finalizzati a smettere di fumare sono un bene per gli individui e la salute pubblica e le imprese hanno la responsabilità di aiutare i fumatori a smettere e offrire varie e adeguate possibilità. I datori di lavoro pongano la giusta attenzione al problema attuando le raccomandazioni, poiché ciò che è buono per la salute dei lavoratori è buono pure per gli affari.

* http://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140673607606813/fulltext


"Ambiente salubre, salute, benessere, sicurezza nel lavoro, non sono requisiti da possedere per legge, ma il Gold Standard di un'azienda moderna, in sintonia con tecnologia e risorse umane." (G. Mangiaracina)

IL PROBLEMA

  • Costi umani: sono attribuibili al fumo di tabacco in Italia oltre 80.000 morti l'anno per patologie cardiovascolari, respiratorie e tumorali.
  • Oltre il 25% dei decessi attribuibili al fumo è compreso tra i 35 ed i 65 anni. 
  • Costi economici: perdita di produttività annuale: $ 1.760 per singolo fumatore.
  • Spese sanitarie: $ 1.623 per singolo fumatore (CDC, 2002).

Normativa in materia di Fumo

LA SOLUZIONE

Legge 11/11 del 1975 n. 584
Art. 51, L egge 16/01/2003 n. 3
Artt. 1, 3, 4, 31 del D. Lgs 626/94
Art. 16 del DPR 242/96
Art. 9, DPR 303 n. 56
Sentenza Corte Costituzionale N. 399/96
GEA Progetto Salute è una onlus con la maggiore esperienza nella organizzazione di servizi ospedalieri e territoriali di prevenzione, terapia del Tabagismo e formazione, Sotto la direzione scientifica del Prof. Mangiaracina (www.noalfumo.rai.it). GEA è referente della Commissione Europea per le Campagne di Prevenzione: "Feel-Free To Say No"  ed  "HELP - Per Una Vita senza Tabacco"
GEA propone alle aziende italiane il progetto "Aziende senza Fumo", basato su una strategia Multilivello, e precisamente:
1. Disponibilità dei professionisti italiani di maggiore esperienza, aderenti alla Società scientifica di Tabaccologia (SITAB).
2. Progettazione di interventi mirati alle esigenze aziendali.
3. Formazione, informazione e counselling al personale aziendale.
4. Promozione del cambiamento culturale all’interno della comunità aziendale.
5. Creazione di servizi aziendali per la terapia del Tabagismo.
6. Consulenza e assistenza continua.
7. Aggiornamento e tutoraggio.
8. Inserimento nel network "Aziende senza Fumo", che viene pubblicato in siti internet e comunicato alla stampa nazionale, per una immagine di azienda che promuove salute e benessere.
Direzione scientifica:  Prof. Giacomo Mangiaracina
Facoltà di Medicina e Psicologia, Sapienza Università  di Roma.

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