Lettera aperta dell'associazione Aria Pulita
al Direttore della FIPE - Confcommercio

Lunedì 19 Maggio 2003 
Al Direttore Generale della FIPE - Confcommercio
Edi Sommariva
e p.c.: 
CGIL - Ufficio salute e sicurezza; Dipartimento politiche della salute; Dipartimento politiche lavoro; CISL; Adiconsum; UIL; U.I.L.Tu.C.S. - Unione Italiana Lavoratori Turismo, Commercio e Servizi; Confcommercio; FIPE; SIB; SILB; Autogrill; Federalberghi; F.A.I.T.A.; Confturismo; CIDEC

Gentile Dott. Sommariva,

abbiamo avuto occasione di leggere il comunicato stampa della FIPE del 18 aprile scorso relativo al regolamento della legge "a tutela della salute dei non fumatori" ed in merito ad esso abbiamo deciso di scriverle. In quel testo è riportata una sua frase, "Resta purtroppo il rammarico per la confermata impossibilità di adeguamento dei pubblici esercizi più piccoli e la preoccupazione che la mancanza di sostegno finanziario alle imprese - in più sedi sollecitato dalla Fipe Confcommercio - rischi di non garantire a sufficienza spazi dedicati ai fumatori", che ci spinge a fare alcune considerazioni.

Francamente noi più che rammaricati siamo fortemente preoccupati per la sorte delle piccole attività, ma pensiamo che un esiguo numero di spazi per fumatori non potrebbe che rappresentare un bene per esse, oltre che per chiunque altro. Se gli aiuti infatti dovessero servire ad incentivare la creazione di questi spazi ( questo è il significato che traspare dalla sua affermazione ), sarebbe opportuno che proprio per questo motivo non venissero concessi, poiché maggiore sarà il numero dei locali che allestiranno le sale per fumatori, maggiore sarà la probabilità di perder clienti per chi non potrà disporre di queste aree.

Che problematiche simili si sarebbero poste c'era comunque da aspettarselo, e di sicuro il modo migliore per evitarle sarebbe stato arrivare all'approvazione di una legge che proibisse il fumo in tutti i luoghi pubblici chiusi, senza concedere la possibilità dell'allestimento di spazi per fumatori. Solo in questo modo non sarebbero nate le mille complicazioni per l'adeguamento dei locali, le difficoltà per le attività più piccole e così via. E negli esercizi di ristorazione si sarebbe riusciti a tutelare davvero i lavoratori di sala, che invece, in base alla legge approvata, saranno ancora costretti a respirare il fumo altrui nelle aree riservate ai fumatori, subendo disagi e danni per la salute che la presenza degli impianti di aspirazione permetterà certamente di ridurre ma non di eliminare. Un divieto generale, oltre a permettere un'immediata entrata in vigore della legge stessa e benefìci per la salute di tutti ( fumatori compresi ), avrebbe portato a risparmiare ingenti somme di danaro - quelle necessarie per l'acquisto, l'installazione, l'uso e la manutenzione degli aspiratori e per le opere di divisione degli ambienti - e, mettendo tutte le attività in una situazione di parità, non avrebbe creato i timori che invece oggi hanno i molti che non possono allestire, per le più svariate ragioni, le aree separate. 

I motivi che hanno portato alla stesura della legge nella forma attuale sono molteplici, certamente non ultimo il timore che una normativa più severa avrebbe potuto non ottenere in Parlamento i consensi necessari per la sua approvazione. Ma a ciò ha contribuito senza dubbio anche la diffusa convinzione che un divieto totale avrebbe provocato un calo nelle affluenze della clientela. 
Per comprendere l'assoluta infondatezza di questo timore sarà sufficiente pensare a ciò che è accaduto in cinema e teatri dopo che vi è stato introdotto il divieto ( totale ) di fumo: i fumatori hanno continuato a frequentarli come prima, astenendosi semplicemente dalla loro abitudine per un paio d'ore o, nel caso dei più accaniti, andando a fumare all'aperto. E queste piccole limitazioni sono state serenamente accettate da tutti. E' pertanto legittimo aspettarsi che un analogo divieto applicato ai locali di ristorazione non avrebbe dato risultati diversi. Forse una proibizione totale avrebbe anche potuto spingere qualcuno, per punto preso e non certo per motivazioni reali, a decidere di non andare più a mangiar fuori; ma si sarebbe trattato di casi isolati, di certo superati numericamente da quelli di coloro che proprio nel divieto avrebbero trovato invece un incentivo, se non addirittura una condizione necessaria ( basti pensare a chi è affetto da forme d'asma ed altre patologie respiratorie ), per entrare in un ristorante.

E' proprio la legge attuale, invece, che porterà serie problematiche legate all'affluenza: molti clienti che fumano diserteranno con ogni probabilità i locali in cui sarà proibito fumare e migreranno verso quelli provvisti di aree divise. Naturalmente anche in questo modo non ci saranno cali di affluenza in totale, ma solo spostamenti della clientela da un locale all'altro. Con la differenza che, mentre con il divieto assoluto ognuno avrebbe mantenuto i propri clienti, l'allestimento delle tanto lodate sale per fumatori rischierà di far chiudere delle attività. Ormai comunque la legge è fatta e anzichè soffermarci sulle occasioni mancate è di certo più utile cercare soluzioni per il futuro. Soluzioni che a nostro avviso saranno ancora una volta rappresentate da un'applicazione del divieto assoluto, non obbligatorio per legge ma raggiungibile per vie di fatto. A tal fine sarebbe necessario un forte impegno da parte di chi rappresenta le associazioni di categoria, lei per primo, con lo scopo di indirizzare i gestori ad optare per questa forma di divieto che, se applicato, porterebbe al conseguimento di due risultati importanti: la sopravvivenza certa delle attività più piccole ed un enorme risparmio di somme di danaro.

Siamo convinti che un civile spirito di solidarietà tra gli appartenenti alla categoria e qualche facile calcolo porterebbero ad una larga applicazione del divieto totale. Si consideri comunque che ormai molti fumatori evitano la sigaretta al ristorante per propria scelta, avendo ben compreso che fumo e cibo stanno in pessimi rapporti tra di loro; e si consideri anche che, come emerge da alcune indagini, una forte percentuale di italiani che fumano è favorevole al divieto assoluto nei locali di ristorazione. Se a questi due gruppi aggiungiamo i non fumatori, che rappresentano la maggioranza della popolazione, si vede bene che ad insistere per poter continuare a fumare in un ristorante non resterebbero in molti. Dubitiamo insomma che non poter trovare una sala per fumatori in un locale potrebbe suscitare un diffuso malumore, come comunemente si pensa. E non ci sembrerebbe davvero di chiedere troppo invitando chi proprio non volesse rinunciare alla sua sigaretta ad andare ad accenderla all'esterno. E' ovvio che il divieto totale porterà qualche limitazione in più per chi fuma, tuttavia esso non deve essere visto come una sorta di punizione nei confronti di una categoria, cosa che non è affatto, ma come l'unica vera soluzione ad un problema estremamente serio.

Terminiamo invitandola ad esaminare attentamente le possibilità applicative della legge 626. Come ha affermato in riferimento ad essa il procuratore aggiunto di Torino, Raffaele Guariniello ( indicato da Sirchia come suo consulente ) "Se quest’ultima ( la 626 ) fosse applicata avremo già uno strumento efficace perché consente di intervenire penalmente ovunque ci siano lavoratori subordinati". In effetti, essendo il fumo riconosciuto come agente cancerogeno, il lavoratore che si appelli a tale normativa ha la certezza di veder riconosciuti i propri diritti e di veder imporre il divieto di fumo sul suo luogo di lavoro. E si fa sempre più concreta la possibilità che l'applicazione di questa legge possa essere richiesta, oltre che dal dipendente stesso, anche da privati cittadini e associazioni, fatto che porterebbe ad un sicuro aumento delle richieste di intervento, oggi non ancora molto numerose per il timore dei dipendenti di possibili ritorsioni nei loro confronti.

Inoltre ci sono validi motivi per ipotizzare che alcuni articoli della 626 possano contrastare con le misure previste dalla nuova legge e che portino a valutare la presenza degli impianti di aspirazione previsti da quest'ultima come condizione insufficiente a tutelare la salute dei lavoratori di sala. In tal caso le zone per fumatori non potrebbero più esser utilizzate come tali e dovrebbe essere esteso anche ad esse il divieto di fumo.

Accadrebbe così che nelle maggior parte delle attività senza dipendenti, generalmente quelle più piccole ( e quindi di dimensioni tali da non poter prevedere aree divise ), il divieto diverrebbe obbligatorio grazie alla nuova legge, mentre per le altre esso potrebbe essere applicato in osservanza della 626: si otterrebbe in tal modo un divieto molto esteso, praticamente totale, vanificando completamente gli sforzi di chi avesse allestito le aree per fumatori.

Siamo certi che queste righe possano essere di stimolo per una riflessione e altrettanto certi che prenderà in seria considerazione quanto le scriviamo e che saprà agire con senso di responsabilità, nell'interesse comune e di quello di tutti gli associati FIPE.
Restiamo in attesa della sua gradita risposta, che diffonderemo con tutti i mezzi a nostra disposizione.

Distinti saluti.
Cristina Vatteroni
Segretaria "Aria Pulita- Associazione Non Fumatori" - Onlus
www.nonfumatori.it/ariapulita

p/o GEA Progetto Salute (www.gea2000.org)
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Tel. 06-397.22.649