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NO Smoke Gea-News Crimini & Misfatti Alcatraz Ti sgonfio il Mito
   La Guerra del Gusto   

di Edoardo Raspelli (raspelli@tin.it)
La Stampa - 19 Settembre 2002

Li hanno i risultati li ho misurati. Hanno fatto un'indagine, l'ho ripetuta. Non c'è voluto poi tanto, basta un apparecchio elettronico che pesa mezzo chilo e la sentenza è fatta: i ristoranti sono una camera a gas. Un sigaro, due sigarette, anche lontano da voi, anche solo per qualche momento, persino sotto un aspiratore, sono sinonimo di devastazione: se qualcuno, pur a metri da voi, accende del tabacco, la situazione dell'aria diventa insostenibile, pericolosa; i parametri sono anche decine di volte superiori a quelli che impongono il blocco del traffico nelle città italiane. Non solo il tabacco è ufficialmente cancerogeno, non solo il fumo al ristorante danneggia le pietanze e vini, ma chi respira accanto ad un fumatore ne corre gli stessi rischi mortali. 

E questo riguarda non solo clienti che sostano un'ora, un'ora e mezzo al tavolo, ma ancor di più centinaia di migliaia di addetti, di cuochi, camerieri, sommelier, patron visto che, oltre tutto, i confini tra un locale e l'altro, perfino tra eventuale settore fumatori e non fumatori spesso sono leggeri e labili. Questo è il risultato di un esperimento portato avanti da una task force che nasce a Milano, all'Istituto Nazionale per lo studio e la cura dei tumori dove, per iniziativa del Dott. Roberto Boffi, è nato l'Ambulatorio per la prevenzione, la diagnosi e il trattamento dei danni da fumo. Un gruppo di tecnici è andato in ristoranti e pizzerie a misurare con uno speciale apparecchio pressoché tascabile la quantità di polveri. L'apparecchietto GT-331 dell'americana Met One, piazzato su tovaglie di fiandre e coprimacchia di plastica ha dato risultati allarmanti.
Fino ad ieri per me il fumo al ristorante era soprattutto un fastidio difficile da sopportare, un'abitudine altrui che, a tavola, mutilava il mio piacere di aromi profumi sfumature...Ora si è dimostrato anche un problema di salute. Ho rifatto la prova io stesso ed il risultato è devastante: ho mangiato scampi spaghetti e branzino con cifre dalle tre alle trenta volte superiori ai limiti che una legge americana fissa come massimi tollerabili! Anche per questo mi è venuta un'idea. D'ora in avanti, nelle mie nuove visite a ristoranti e alberghi, mi porterò dietro il GT-331: certo, le mie recensioni saranno sempre soprattutto gastronomiche, ma che piacere è quella fetta di culatello di Zibello od il gambero di Anzio e di Viareggio sapendo che li state mangiando in mezzo ad una nuvola di veleno? Il primo esperimento? Ve lo racconterò sabato prossimo, come di consueto, sul supplemento ttL della Stampa.

Chi è Edoardo Raspelli? Nato a Milano il 19 giugno 1949, segno: Gemelli
BIOGRAFIA
Edoardo Raspelli è definito da molti il critico gastronomico più severo d'Italia. E' infatti una persona estremamente franca; la sua sincerità gli ha però procurato più di venti querele da proprietari di ristoranti e produttori di vino. La sentenza finale è stata sempre la stessa: "Assolto, per aver svolto correttamente il diritto-dovere di cronaca e critica." 
Dal 1995 il suo nome appare nel Who's Who in Italy. Questa sua celebrità ha fatto sì che la Reale Mutua Assicurazioni abbia stipulato per lui un'assicurazione unica al mondo: il gusto e l' olfatto di Mr. Raspelli sono coperti per la cifra di 1 Miliardo di Lire. A ragione lo si può chiamare "l'uomo dal palato d'oro". La grande passione che è alla base del suo lavoro lo porta anche a compiere imprese estremamente curiose. Ad esempio più di dieci anni fa riuscì a farsi assumere in incognito come cameriere in un
albergo della Riviera Romagnola.

CURRICULUM
Scrive sul Corriere della Sera ancora ragazzino diventando giornalista professionista nel 1973. All'esordio della sua carriera si occupa prevalentemente di cronaca seguendo gli avvenimenti che segnano gli "anni di piombo". Decide di specializzarsi in gastronomia e difesa del consumatore
dedicandosi per quattro anni insieme con Gault e Millau alla realizzazione della Guida d'Italia pubblicata dall'Espresso. Con Anna Bartolini (vice presidente dell'Ufficio Consumatori C.E.E.) conduce la trasmissione televisiva La Buona Tavola, su Rai Due conduce con Carla Urban il programma
di educazione alimentare Star bene a tavola ideato da Nichi Stefi, e collabora al programma di Leda Zaccagnini Il Buongiorno di Radio 2. 
Con Simona Marchini, Piero Badaloni e Staffan De Misurata conduce per una sola edizione il programma Piacere Rai Uno. Nel frattempo Raspelli festeggia i vent'anni di critica enogastronomica e l'Enoteca Regionale del Barolo decide di rendergli omaggio dedicandogli il Barolo dell'annata 1991. Per 4 anni rimane consigliere comunale alla cultura ai giovani di Bresso, un paesino in provincia di Milano. L'Università di Friburgo, su invito degli istituti italiani di Cultura e la Facoltà di Scienze Politiche della
Cattolica di Milano lo reclama per parlare della ristorazione e la cucina italiana di oggi e sulla critica gastronomica. Per chi è interessato alle sue critiche su ristoranti e alberghi o su modelli alimentari può trovarle sul quotidiano La Stampa o sui periodici come Lo Specchio, Papillon e La Circolare di Raspelli. Dal 1996 cura e supervisiona la Guida dei Ristoranti d'Italia dell'Espresso firmando anche la rubrica Il Goloso dello stesso settimanale. Ha una rubrica settimanale sul TG2 Rai, mentre su Rete 4 conduce il programma domenicale Melaverde con Gabriella Carlucci. Con il fotografo Evaristo Fusar prepara un ricettario sui grandi piatti italiani a cura del Consorzio del Formaggio Parmigiano Reggiano, inoltre da anni e coautore con Suor Germana della famosa Agenda che ogni anno è un vero best seller. Nel 1999 Raspelli è ospite nella trasmissione Fenomeni di Piero Chiambretti che ha richiesto una sua comparsa anche nel suo ultimo film Ogni lasciato è perso:
http://www.mediasetonline.com/personaggio/schedapersonaggio/62.jsp

Le risposte 

Da: La Stampa del 22-set-02 - Ma c´è chi pensa a migliorare l´aria
Non so se sentirmi più preoccupato per le precarie condizioni di salute dell'amico Raspelli (come si può rimanere indenni dopo una vita interamente passata nei ristoranti ad assaggiare cibi e a «respirare veleni»?) oppure - vista la perfetta forma fisica esibita come conduttore televisivo - prendere atto che nei ristoranti ci deve essere andato veramente di rado, come dicono i suoi detrattori (e chi non ne ha?), che credono poco alle sue numerosissime recensioni. A parte gli scherzi, ancora una volta il più famoso e temuto critico gastronomico ha voluto stupire tutti, col suo
intervento sulla Stampa di mercoledì 18 settembre. Forse però ha esagerato. Che quello del fumo passivo sia un problema reale che può danneggiare la salute dei cittadini e che debba essere affrontato e risolto è un dato di fatto. Ma paragonare i ristoranti italiani (uno, cento, centomila? Tanti sono i ristoranti in Italia) a camere a gas (in cui, mi sembra, si muore), ignorando del tutto il più generale problema della qualità complessiva dell'aria che respiriamo (nei ristoranti, ma anche in strada, sul luogo di lavoro, negli ospedali, in casa, nelle carrozze dei treni) è un modo sbagliato di affrontare il problema. Per tre motivi. Il primo. Perché quello del fumo è solo un aspetto del vero nodo, che è la qualità dell'aria che respiriamo, problema ben più articolato e complesso, sul quale, peraltro, mi pare ci sia ancora molta confusione di analisi e soprattutto di strategie. Affrontare un solo aspetto temo concorra poco a migliorare la qualità dell'aria. C'è un problema di coscienza, di volontà e anche di risorse. Il secondo. Quello del fumo è un problema sociale e culturale, che va
affrontato con serietà e programmi di prevenzione ed educazione, a cominciare dalle scuole, e che deve investire in primis le istituzioni. Il terzo. Questo approccio ignora gli sforzi di quei ristoratori - e non sono pochi - che hanno fatto investimenti e cercano di assicurare ai propri clienti l'ambiente migliore possibile. Il problema della qualità dell'aria è serio, ovunque, e va affrontato con rigore e sistematicità, perché riguarda la salute di noi tutti. Come divertissement il bravo Raspelli dia pure
notizia di tutti i controlli che farà (ci auguriamo in tutti gli ambienti, non solo nei ristoranti), ma per sensibilizzare seriamente sul problema l'opinione pubblica, credo serva molto altro. E in ogni caso, se le camere a gas ci sono, sono ovunque. Per fortuna, però, non è sempre così, nemmeno nei
ristoranti, e presto lo dimostreremo.
Edi Sommariva Direttore Generale Fipe-Confcommercio Federazione Italiana
Pubblici Esercizi

Replica di Edoardo Raspelli:

Quando nel giro di 24 ore arrivano venti e-mail di altrettanti lettori stufi di essere asfissiati dal fumo al ristorante, io credo che anche il sindacato romano, la Fipe diretta dall´amico Edy Sommariva e presieduta da Billè, dovrebbe smetterla di difendere a oltranza il fumo al ristorante e di schierarsi dalla parte di quei soci che non badano al problema né per il cliente né per il loro stesso personale né per loro stessi... (la Fipe è il sindacato anche dei dipendenti o solo dei titolari?). Anche le segreterie dovrebbero ascoltare il grido d´allarme della scienza, l´invito della critica gastronomica (che vuole soltanto continuare a mangiare al ristorante con la felicità di un sano respiro) e, non ultimo, seguire l´esempio di quei ristoratori illuminati che sono contro il fumo. Tre nomi a caso: «Gener Neuv» di Asti, «Pinocchio» di Borgomanero, «Pescatore» di Canneto sull´Oglio... Vado al ristorante per piacere da quando avevo 8 anni, ci vado per lavoro dal 1975, continuerò ad andarci (Dio volendo) sperando di poter assaporare a pieni polmoni e a narici vergini l´aroma di piatti angelici e profumi da fiaba di bottiglie portate da sommelier divini. 
Edoardo Raspelli
http://www.lastampa.it/Search/AlbiCerca/risultato.asp?IDarticolo=655976&test
o=Raspelli

Risponde Massimo D'Angeli:

Caro Raspelli, ho letto con piacere il suo pensiero sul fumo passivo nei ristoranti ("La Stampa" 18.9.02) "Aria Pulita - Associazione Non Fumatori" è sorta nel Marzo 2001 per i motivi indicati da lei, oltre che per la salute dei non-fumatori in generale e al lavoro, prendendo vita da un movimento informale nel gennaio 2000. Ritengo molto valida la sua posizione, pertanto la invito a visitare il nostro sito, i nostri obiettivi, i dati circa i ristoranti (uno studio scientifico USA mostra che dopo i divieti i ricavi dei ristoratori non scendono o aumentano), i dati sui danni da fumo passivo agli italiani (uno studio del 2002 stima 2.763 morti). Ci farebbe piacere ricevere da Lei e, visto che è così motivato, anche un pensiero sull'attività di Aria Pulita. Cordiali saluti.
Massimo D'Angeli, Presidente "Aria Pulita"

Signor Sommariva,
i ristoranti sono dei luoghi inventati per il piacere di mangiare, anche in compagnia. Sono il luogo deputato ai piaceri del palato e dell'olfatto, ad aromi, profumi, colori, luci. Ci possiamo mettere un po' di musica, oppure uno schermo, ma restano luoghi per i piaceri. Per i bisogni si sono altri posti. Perciò secondo noi il fumo passivo non attiene ad in un ristorante. Non è un piacere, non è necessario fumare proprio in un ristorante, non è un comportamento di socialità e di rispetto, non è elegante, non è salubre, rende i luoghi squallidi. Voi dovreste essere i primi a contrastarlo, se non altro per incrementare le entrate (può leggere nel nostro sito) e migliorare l'immagine.
Se uno rileva il problema del fumo passivo non è detto che debba parlare per forza
dell'inquinamento stradale (lei scrive "ignorando del tutto il più generale problema della qualità complessiva dell'aria che respiriamo "). Certo, lo scritto di Raspelli è anche tagliente e stroncante, ma il fumo passivo lo è di più.
Lei afferma "Quello del fumo è un problema sociale e culturale, che va affrontato con serietà e programmi di prevenzione ed educazione, a cominciare dalle scuole" : e i ristoratori non sono soggetti sociali ? Le propongo di riflettere su questo, e di chiedersi se i ristoratori possano farsi promotori di campagne per i piaceri della tavola e la convivialità. 
Ritengo che ai suoi rilievi al sig. Raspelli (La Stampa) si potrebbe aggiungere qualcosa di più propositivo. Sintetizzo di nuovo per maggior chiarezza: il fumo passivo è un fastidio a prescindere da cosa avviene fuori, uccide circa 2.763 italiani l'anno che potrebbero mangiare nei vostri ristoranti, e soprattutto è un comportamento di bisogno che non si addice al contesto di piaceri come un ristorante.
La invito a seguire le nostre attività e a darci un riscontro, sottolineandoLe che il
piacere di mangiare ci accomuna. Cordiali saluti
Massimo D'Angeli


Scrive il Prof. Domenico Enea:

Come molti altri, anche il sig. Sommariva, (La Stampa 22 settembre 2002) non so se per malafede piuttosto che per semplice ignoranza, contribuisce alla confusione riguardo l'argomento fumo di tabacco. Come operatore di salute pubblica che si occupa quotidianamente di tabagismo e problemi fumo-correlati, vorrei sinteticamente ricordare solo qualche punto, premettendo che ovviamente, se richiesto, posso fornire tonnellate di bibliografia scientifica:
- Il problema del fumo è anche sociale e culturale (nel senso di civiltà di comportamenti, tipo sputare per terra o altro), ma è principalmente un problema medico-sanitario. Il Tabagismo è infatti a tutti gli effetti una malattia, descritta nel DSM 4°  (manuale utilizzato dagli psichiatri) tra i disordini mentali, assieme all'abuso di alcool e di altre droghe.
- L'Organizzazione Mondiale della Sanità definisce il fumo di tabacco "la prima causa di morte e malattia evitabile (removable)", e fa della lotta al tabagismo la sua seconda priorità, dopo la lotta alla malaria.
-  I morti annui legati al tabacco sono in Italia circa 90.000, contro i 3.500 circa da inquinamento ambientale. A questo proposito vorrei ricordare che i limiti massimi di PM 10 (particolato sottile, proveniente da tubi di scarico, fumi industriali e di riscaldamento, ecc) consentiti all'aria aperta sono di 75 microgrammi/metro cubo. Bene, se in una stanza di 30 metri cubi si fuma 1 (UNA) sigaretta, si raggiungono concentrazioni di 100-200 microgr/ mc. Se se ne fumano una decina, si arriva a 5.000-6.000, e, anche se si aprono le finestre per alcune ore, non si scende mai al di sotto dei
> 100-200. Per brevità non parlo di altre sostanze, tipo l'ossido di Carbonio (CO), il 3-4 benzo pirene, ecc. D'altro canto nel fumo di sigaretta esistono almeno 4.000 inquinanti.  E' quindi evidente che in un ambiente chiuso in cui si fumi l'inquinamento è molto, molto maggiore rispetto al massimo consentito all'aperto.
- I l fatto che il fumo passivo provochi gravi danni alla salute è ormai da tempo scientificamente documentato e sappiamo che costituisce la terza causa di morte evitabile, dopo il fumo attivo e l'abuso di alcool: solo negli USA è causa di  53.000 morti l'anno.
-A parte gli effetti negativi estetici, tipo il cattivo odore di cui si impregnano abiti e capelli,  e le alterazioni dei sapori degli alimenti, vorrei ricordare al sig. Sommariva che, anche nei ristoranti dove non esista esplicito divieto di fumo, è in ogni caso vigente la legge 626/94,  che prevede, tra l'altro,  la salubrità dell'aria nei posti di lavoro, e di cui è responsabile il gestore del locale: quindi, essendo presenti dei lavoratori,  anche nei ristoranti e bar tale divieto esiste di fatto. La macchinetta cui si fa riferimento nell'articolo di Raspelli può facilmente documentare i livelli di inquinamento, anche dove esistano impianti di ventilazione efficienti. Forse varrà la pena di ricordare anche l'art. 32 della Costituzione, che prevede il diritto alla salute per tutti i cittadini.
Spero di veder pubblicate queste note, per contribuire a chiarire senza discorsi complicati alcuni aspetti di quella che viene definita comunemente tra gli studiosi dell'argomento "epidemia da fumo".
Cordiali saluti
Prof. Domenico Enea
Centro Policlinico senza Fumo - Università "La Sapienza"- Policlinico Umberto I°  ROMA
Tel. 06-4997.2519.


Risponde Daniela Gliubizzi:

Gentile sig. Raspelli,
mi ritrovo perfettamente in tutto ciò che ha scritto nel suo articolo del 18 settembre.
"Come camere a gas" é esattamente quello che penso dopo aver trascorso un paio d'ore in qualsiasi luogo di ristorazione: ristoranti, bar, pizzerie, pub ecc. E così, una volta in questi luoghi, la voglia di trascorrere un pò di tempo in compagnia assaporando pietanze e bevande lontano dalle mura domestiche viene rapidamente sostituita da bruciore alla gola e da un'irritazione crescente a causa dell'odore nauseante che aleggia in ogni angolo come una cappa opprimente. A volte non vedo l'ora di uscire fuori, anche in pieno inverno, per respirare un pò d'aria. Le cose non cambiano in presenza degli aspiratori, che si rivelano assolutamente inutili così come anche le sale separate... So bene che sono molte le persone che la pensano così, anche fra gli stessi fumatori. Allora perché sono pochi i giornalisti che ne parlano apertamente senza mezzi termini? La speranza é che lo Stato approvi presto una legge che introduca il divieto di fumo in tutti i locali chiusi, pubblici e privati aperti al pubblico. Mi auguro che lei perseveri su questo argomento di sicuro contribuendo, così, a sensibilizzare i lettori sul problema del fumo passivo troppo spesso messo in secondo piano e sottovalutato. Infine sono favorevole anch'io ad una guida per ristoranti che specifichi, fra le altre cose, per ciascun ristorante se consente o meno di respirare aria pulita al suo interno. Cordiali saluti
Daniela Gliubizzi


Scrive Marco Badiani:

Alla cortese attenzione di Edi Sommariva, Direttore Generale Fipe-Confcommercio.
Per conoscenza a Edoardo Raspelli e alla redazione de La Stampa.
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Gentile Signor Sommariva,
le scrivo in merito alla sua risposta all'articolo di Raspelli sul fumo pubblicato recentemente su La Stampa. Francamente sono stupito e al tempo stesso amareggiato nel veder trattare con tanta superficialità un tema cosi importante, e ciò che più mi addolora e che un simile atteggiamento sia tenuto da una persona che ricopre un incarico di grande responsabilità quale e il suo. Vedo che anche lei e un sostenitore del ragionamento " c'e il problema del fumo, ma siccome ne esistono altri non merita di essere risolto". Credo che chiunque si possa render conto dell'illogicità di simili affermazioni, essendo evidente che se un problema esiste, la sua esistenza non e negata dalla concomitanza di altri problemi, maggiori o minori che siano. Insomma, siamo tutti d'accordo nel riconoscere che l'inquinamento industriale o quello dovuto al traffico non siano certo un toccasana per i nostri polmoni, ma questo non significa che respirare il fumo altrui non costituisca comunque un fastidio ed un pericolo. E a questo punto si cade in un altro errore, molto diffuso, quello della "falsa coerenza" : o si eliminano tutti i problemi oppure non ne va risolto nessuno. Sarebbe un po' come se un medico si rifiutasse di compiere un 'operazione per ridare la vista ad un paziente paralitico perché in tal modo questa persona, pur tornando a vedere, sarebbe comunque costretta a restare sulla sedia a rotelle. Spero almeno concordi con me sul fatto che risolvere anche un solo problema tra molti che ce ne sono sia comunque meglio che lasciare le cose come stanno. Ne consegue che per non essere più costretti a respirare il fumo degli altri non e affatto necessario dover aspettare di aver eliminato tutti i motori a scoppio dalla faccia della terra. E occuparsi di fumo passivo non esclude di potersi interessare agli altri problemi che affliggono l'umanità. Oltretutto, mentre l'inquinamento dovuto alle auto non e certamente eliminabile da un giorno all'altro, se non a costo di sconvolgimenti inimmaginabili, il problema del fumo passivo e anche facilissimo da risolvere e senza "effetti collaterali" : e sufficiente non accendersi la sigaretta quando ci si trova in mezzo agli altri. Inoltre non e vero che eliminando il fumo da determinati luoghi la qualità dell'aria non ne risulterebbe migliore. Mi scusi, ma un cameriere che lavora otto ore in un bar pensa forse che respiri più fumo di sigaretta o gas di scarico delle automobili? Mi sembra piuttosto evidente che sia proprio il fumo la principale fonte inquinante nei locali di ristorazione e che eliminandolo, al contrario di quello che lei sostiene, almeno in questi posti sarebbe possibile respirare aria pulita. E sarebbe gia un bel passo avanti, o mi sbaglio? Non mi pare poi che Raspelli "criminalizzi" la categoria dei ristoratori, e sollevare il problema non significa non riconoscere gli sforzi che qualche gestore ha fatto per allestire aree separate e che hanno portato i più coraggiosi - e rispettosi dei valori della buona tavola, oltre che dei diritti altrui - addirittura a proibire completamente di fumare all'interno dei loro locali. Purtroppo, lei lo sa meglio di me, in Italia non sono cosi numerosi i ristoranti che dispongono di sale per non -fumatori ed in certe zone e impossibile riuscire a trovarne anche uno soltanto. Personalmente sono stato più volte costretto a mangiare in locali cosi fumosi che ho giurato di non rimettervi più piede. E ho mantenuto fede al giuramento. Mi pare pertanto che il problema si ponga ed anche in modo molto serio.
Ma credo che una vera soluzione potrà arrivare solo da una legge dello Stato e non da iniziative individuali o dalla buona educazione dei clienti : lo dimostra la situazione attuale. A parte il fatto che sarebbe nell'interesse degli stessi fumatori evitare di avvelenarsi i piatti con le proprie sigarette, ma, lasciando pure la liberta a ciascuno di farsi del male come meglio crede, un divieto applicato alle attività di ristorazione andrebbe, come dovrebbe accadere in un paese civile, a tutela della salute e dei diritti dei piu"deboli" : coloro che non fumano, o che almeno, intelligentemente, non lo fanno al ristorante, e i lavoratori di sala. E a proposito di questi ultimi, credo che la tanto "democratica" soluzione delle aree separate non renderebbe loro giustizia : qualcuno dovrebbe pur entrarci nelle sale per fumatori, o no? E non ci si illuda che i tanto decantati ( e costosi ) impianti di depurazione e aspirazione, ove sia tecnicamente possibile installarli, riuscirebbero a rendere completamente salubre un posto dove si fuma. Per di piu queste macchine non riescono a svolgere un lavoro "completo" neanche quando sono mantenute in perfetta efficienza e sottoposte a frequenti revisioni, e, mi perdoni la sfiducia, ma con i nostri organi di controllo...
Personalmente credo che l'unica vera soluzione sarebbe una proibizione del fumo in tutti i locali, senza eccezioni. Anche perché dare la possibilità di allestire aree separate, oltre a non risolvere il problema per chi vi lavora, metterebbe in difficoltà tutti quei gestori che per motivi di spazio o altro non fossero nelle condizioni di poterle approntare, innescando un meccanismo di "concorrenza sleale". Un divieto generale metterebbe invece tutti sullo stesso piano.
La invito pertanto a prendere una posizione più decisa e a non tentare di nascondere un problema dietro ad un altro. Non so se il suo "tentennamento" e dovuto al timore di farsi dei nemici tra chi fuma. Se cosi fosse le faccio comunque notare che la sua attuale posizione la mette certamente di fronte ad un numero ben più ampio di avversari, rappresentando i non-fumatori la larga maggioranza degli italiani. Tenga inoltre presente che la quasi totalità dei fumatori e favorevole a forme di divieto parziale nei ristoranti e che un buon numero di essi vede addirittura nel divieto totale la soluzione migliore. Se invece le sue paure sono legate all'aspetto economico della questione, temendo che un divieto possa far calare il numero degli avventori, a maggior ragione le consiglio di metterle da parte. Vietare il fumo nei ristoranti porterà le stesse conseguenze che ha creato l'applicazione di tale divieto nei cinema, cioè nessuna. Chi va al cinema evita semplicemente di fumare per un paio d'ore e non conosco nessun fumatore che abbia mai rinunciato a vedere un film per tale astinenza forzata. E stia pur certo che la crisi del cinema dipende da tutt'altre cause! In ogni caso, se proprio qualche disperato che fuma cento sigarette al giorno preferisse rinunciare ad entrare in un ristorante perché costretto ad interrompere la sua sana abitudine ( e si ostinasse a non voler uscire cinque minuti per fare due"tiri" ), stia tranquillo che la sua perdita come cliente sarebbe ampiamente compensata dal maggior afflusso di tutti coloro, io per primo, che vanno a mangiar fuori col desiderio di respirare aria pulita e di poter apprezzare, anziché il fumo degli altri, il sapore del cibo che hanno nel piatto.
Per quanto riguarda la questione della prevenzione, dell'educazione eccetera concordo pienamente con lei sulla necessita di tali interventi, indispensabili per permettere a tutti di prendere piena coscienza di un fenomeno ancora troppo sottovalutato. Tali misure pero sono da aggiungere a quelle di divieto e non possono diventare dei sostituti di esse. Per lo stesso motivo per cui e bene fare campagne che invitino alla prudenza sulle strade ma al tempo stesso devono esserci le leggi che fissano i limiti di velocità e le sanzioni per chi li trasgredisce. 
Mi auguro davvero che queste righe la spingano ad una maggior considerazione della questione. Porterò volentieri a conoscenza dei molti iscritti della mailing list a cui appartengo, e che si occupa di problemi legati al fumo, la sua gradita risposta.
Distinti saluti.
Marco Badiani


Scrive Stefano Fedele:

Credo che ci sia davvero da fare i complimenti a tale Edy Sommariva!!! Con la sua lettera è riuscito a non farci rimpiangere più i tempi andati dei veri politici...i politici di professione, gli artisti della "mezza parola", i maestri delle accuse dette e non dette, i fuoriclasse dei discorsi costruiti sul niente e contenenti ancor meno di niente. Notate l'arte con cui riesce a non dire esplicitamente alcune cose ma, allo stesso tempo, a trasmetterle a chi legge, in modo da fomentare critiche, scatenare proteste e far nascere dubbi e sospetti. Osservate come riesce, senza mai offendere esplicitamente, a suscitare dubbi sulla professionalità del suo momentaneo nemico, come cerca di annullarne la credibilità, con pochi accenni che servono solo ad inculcare sospetti in chi, poverino, non è in grado di sviluppare opinioni da solo ed ha bisogno di essere guidato nella formulazione del suo stesso pensiero. Allora osservate come con il suo "........Non so se sentirmi più preoccupato per le precarie condizioni di salute dell'amico Raspelli (come si può rimanere indenni dopo una vita interamente passata nei ristoranti ad assaggiare cibi e a «respirare veleni»?) oppure - vista la perfetta forma fisica esibita come conduttore televisivo...." vuole in realtà dire che tutto sommato il fumo passivo non fa così male se Raspelli, in tanti anni non si è ammalto. Quindi sono tutte balle che il fumo passivo fa male!!! E in più, tra le righe, dà del "pagliaccio televisivo" a Raspelli che, secondo lui, invece di recensire ristoranti, è più impegnato a farsi bello e diventare famoso in TV!!!!!!!  Notate come, con fare sottile e "strisciante", cerca di demolire professionalmente Raspelli : ".....prendere atto che nei ristoranti ci deve essere andato veramente di rado, come dicono i suoi detrattori (e chi non ne ha?), che credono poco alle sue numerosissime recensioni." Notate il distacco con cui sembra dire: "Queste sono cose che dicono gli altri, mica io!!!!!!!!!!!!!" E poi, giù, con la demolizione della problematica scientifica con affermazioni popolaresche e non dimostrate, ma che però fanno tanto effetto: ".....ignorando del tutto il più generale problema della qualità complessiva dell'aria che respiriamo (nei ristoranti, ma anche in strada, sul luogo di lavoro, negli ospedali, in casa, nelle carrozze dei treni)......" e poi ancora "..Il primo. Perché quello del fumo è solo un aspetto del vero nodo, che è la qualità dell'aria che respiriamo, problema ben più articolato e complesso, sul quale, peraltro, mi pare ci sia ancora molta confusione di analisi e soprattutto di strategie."  Notate come tra le righe emerge il vero messaggio: "l'aria è inquinata ovunque... perchè incriminare solo i ristoranti??????". Lui non lo dice, ma fa in modo che voi lo pensiate!!!!! E poi ancora: ".....Affrontare un solo aspetto temo concorra poco a migliorare la qualità dell'aria. C'è un problema di coscienza, di volontà e anche di risorse.", il che equivale a dire: "finchè non chiudono tutte le strade al traffico, finchè non sigillano ermeticamente gli ospedali, finchè non cambiano le volontà (ma chi dovrà cambiarle poi!!!!), allora non dovete rompere... si lascia tutto così"
E poi il colpo finale, il colpo da maestro..... "Questo approccio ignora gli sforzi di quei ristoratori - e non sono pochi - che hanno fatto investimenti e cercano di assicurare ai propri clienti l'ambiente migliore possibile".... ehehehehe!!!!
In realtà non c'è bisogno di leggi!!!!!!! Loro, i ristoratori, sono dei benefattori!! Mica pensano solo al guadagno, ad accontantare sempre e solo il cliente che paga.... loro vogliono farci stare nell'ambiente migliore possibile... paccato che "migliore" per il fumatore significhi un ambiente saturo di fumo!!!!!!!!
E poi ci va giù pesante:" E in ogni caso, se le camere a gas ci sono, sono ovunque. Per fortuna, però, non è sempre così, nemmeno nei ristoranti, e presto lo dimostreremo". Cioè: ovunque FUORI è cosi.... venite nei nostri ristoranti perchè nei ristoranti NON CI SONO CAMERE A GAS!!!!!!!! Grandeeeeeeeeeee!!!!!!  Imparate gente, imparate!!!!!
Dott. Stefano Fedele
Dottore in Odontoiatria
Perfez. in Patologie della mucosa orale
Dottorando di Ricerca in Scienze Odontostomatologiche
Settore di Medicina Orale 
Dip. di Scienze Odontostomatologiche e Maxillo-Facciali
Facoltà di Medicina e Chirurgia
Università di Napoli "Federico II", Italia
stfedele@unina.it
stefanofedele@inwind.it
 


Scrive Claudio Vergamini:

Gentile sig. Sommariva,
ho seguito il suo dibattito con Edoardo Raspelli. Premesso che non condivido tutto quello che Lei ha scritto, e meno che mai mi piacciono le cose dette a metà (tipo "....ignorando del tutto il più generale problema della qualità complessiva dell'aria che respiriamo ......", tipo "....Perché quello del fumo è solo un aspetto del vero nodo, che è la qualità dell'aria che respiriamo, problema ben più articolato e complesso...." ecosì via), Le vorrei chiedere alcune cose:
1. Perché mai, sempre più spesso, ci si ricorda degli inquinamenti delle automobili solo quando qualcuno si lamenta del fumo passivo (ha mai visto uno che, ad una ragazza che si lamenta di essere stata violentata, le fa notare che, sui giornali, se ne leggono di peggio)?
2. Lei dice che il fumo passivo è "un problema reale che può danneggiare la salute dei cittadini e che debba essere affrontato e risolto", possiamo almeno sapere in che modo lo volete risolvere? A me sembra che sia stato fatto molto, ma molto poco, praticamente nulla. Le chiedo questo perché,
dal momento che noi, ogni volta che ci lamentiamo del fumo passivo, c'è sempre che cerca di chiuderci la bocca con la scusa dell'inquinamento delle automobili (e non mi dica che non è vero.....), allora spiegateci voi come intendete risolvere il problema, e che cosa avete fatto fino ad ora.
3. Se è vero che nei ristoranti non si muore (e ci mancherebbe anche!!!!!!), possiamo almeno dire che non siamo soddisfatti della situazione attuale, o, siccome ci sono gli scarichi delle automobili allora dobbiamo respirarci il fumo degli altri e stare zitti?
Prima di concludere vorrei dirLe che, sarei molto più contento che, quando qualcuno si lamenta del fumo passivo, si parlasse solo di quello senza tirare in ballo cose che non c'entrano (visto e considerato anche che non sta scritto da nessuna parte che chi odia il fumo passivo allora è a favore di tutte le altre forme di inquinamento).
Distinti saluti
Claudio Vergamini - Roma


Altre lettere pubblicate:

Nel giro di 24 ore sono arrivate ad Edoardo Raspelli venti e-mail di altrettanti lettori stufi di essere asfissiati dal fumo al ristorante; eccone alcune:

Da: La Stampa del 21-set-02
[1] Ristoranti camere a gas

Ho letto con piacere l´articolo di Raspelli sulla Stampa del 18 Settembre sui ristoranti trasformati in camere a gas da chi fuma. Andare al ristorante per me il più delle volte è diventato una sofferenza: se va bene si respira aria pulita più o meno fino a metà pasto poi, inevitabilmente, qualcuno accende la fatidica sigaretta e...addio piacere di aromi e sapori. Se va male si entra in locali (anche molto rinomati) già saturi di fumo e a quel punto personalmente preferisco rinunciare. La presenza di "locali per non fumatori" il più delle volte mi pare di scarsa o nessuna utilità. Spero invece che quanto prima diventi finalmente obbligatorio il divieto assoluto di fumare nei locali pubblici, ma fino a quando non ci sarà una legge dello Stato da rispettare bisognerà affidarsi all'educazione e alla sensibilità del prossimo e quindi non c'è da essere troppo ottimisti. I danni provocati dal fumo passivo, un tempo del tutto sottovalutati, sono ormai conosciuti da diversi anni: danni permanenti a carico di bronchi e polmoni, per non parlare dell'aumento costante dei casi di tumore al polmone (e non solo).Ognuno è libero di decidere della propria salute, ma obbligare il prossimo a respirare nei locali pubblici del fumo contenente centinaia di sostanze puzzolenti e velenose mi pare intollerabile, soprattutto al ristorante!
Claudio Nocentini Torino:
http://www.lastampa.it/Search/AlbiCerca/risultato.asp?IDarticolo=655415&test
o=Raspelli

Da: La Stampa del 22-set-02
[2] Ristoranti camere a gas
Ho apprezzato molto l´articolo di Raspelli su La Stampa, anche perché penso che si parli troppo poco del danno e del fastidio che dà il fumo. Oltre ai problemi più seri, ovvero quelli derivanti dalla concentrazione di veleni, il povero non fumatore deve subire un gran fastidio, specialmente al
ristorante. Considero il fumo un «olezzo» e pertanto può ben immaginare quale miscuglio di odori e puzze ci possano essere davanti ad un buon riso al nero di seppie quando qualcuno ti fuma vicino!
Claudio Cuccurin

[3] Una camera a gas per gli avventori
Plaudo alla iniziativa di Raspelli di includere nelle future valutazioni dei ristoranti il livello di fumo presente nel locale. Da anni come medico di sanità pubblica mi batto contro il fumo per i ben noti danni alla salute ma anche per una questione di correttezza di comportamento e di libertà di scelta di tutti i cittadini. Chi vuole fumare è libero di farlo però nel rispetto più assoluto di chi non vuole farlo. Attualmente questo, salvo pochissime eccezioni, nei ristoranti non avviene, anzi sembra quasi che
questi locali inducano i fumatori ad un maggior consumo di sigarette. Non è infrequente infatti osservare persone che appena sedute a tavola, prima ancora di iniziare a mangiare, già accendono la sigaretta, perfettamente incuranti di chi gli sta attorno. E poi continuano trasformando in poco
tempo il locale in una vera camera a gas come da Raspelli perfettamente illustrato.
Domenico Montù

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